Pippo Civati sul suo blog commenta così un'intervista di oggi di Valerio Onida:
"Ecco, la questione di «ciò che è civico e ciò che è politico» andrebbe affrontata con maggiore equilibrio e serietà.
Prima di tutto per rispetto nei confronti di chi milita in quei partiti che tanto dispiacciono a chi si autodefinisce civico: i democratici, ad esempio, sono quasi tutti soggetti che sono «civici» fino alle 18, o le 19, o le 20, perché dedicano il loro tempo libero alla politica (diventando «politici» in serata), ma di giorno lavorano. E, vi giuro, sono in tutto simili ai professionisti del civismo. Anzi, di solito hanno meno potere di loro, nella società in cui vivono."
Ci vorrebbe davvero molto più rispetto per i tanti che si spendono nei partiti tutti i giorni.
Come dice Civati la maggior parte di queste persone ha un lavoro e dopo questo si spende nel tempo libero (riunioni la sera dopo cena, prima di cena, durante la cena senza cenare, il sabato e la domenica mattina a volantinare al mercato, prima del lavoro alle 7.30 a volantinare alla fermata della metropolitana o davanti alle scuole, ...) per costruire con il proprio civismo una città, una provincia, una regione, un paese migliori. Trascurando i propri affetti e, talvolta, mettendo in secondo piano le proprie passioni.
O forse, per essere società civile, bisogna essere per forza professionisti della "borghesia ambrosiana"?
Perché poi, per continuare il ragionamento di Civati...
"In secondo luogo, perché nel momento stesso in cui si denigrano i partiti, poi si chiede il loro sostegno, la loro organizzazione e il loro voto, senza il quale si andrebbe poco lontano."
Vogliamo davvero costruire una nuova Lombardia?
Forse è il caso, tutti, di non perdere di vista l'obiettivo di tutto questo e di non avere paura di confrontarsi in una competizione aperta e democratica come le primarie di fronte all'insindacabile giudizio dei cittadini.
Che è quello che conta...









